Non ho idea ... - Avv. Domenico Monteleone

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<<Non ho idea…>>

07 giugno 2020

Non ho idea… forse perché ne ho tante, troppe… un “assembramento inconsulto di pensieri, che si
“imbutano” nel travaso forzato di una logorroica ed ossessiva informazione; tale è la quantità indecorosa di
dati che la mente decripta, ormai assuefatta all’artefatto, che l’effetto sulla coscienza risulta essere l’opposto
di quello voluto: da miliardi di algoritmi menzogneri estrapolo solo bit di verità, accuratamente velati dai
pallidi riflessi dello specchio di Alice, ma inevitabilmente messi in luce dalla Fata Turchina di Pinocchio.
Ecco, in questo “humus” io sguazzo, spennellando nuvole di colore sulla tela sgualcita di un tempo morto.
Forse non ve ne siete accorti, ma l’humus di cui sopra è l’Uomo, quell’essere superiore (ohibò) dotato di
anima (ariohibò) e libero arbitrio, con quella “umidità” creatrice che lo ha posto al centro del Creato, custode
e testimone dello stesso.
Eppure in questo tempo miserevole, proprio non riesco a non domandarmi, come siamo arrivati a tutto
questo.
Non ho idea… forse perché ne ho tante, troppe…
Così l’assembramento è diventato distanziamento, l’imbuto è un ago che inietta un vaccino tossico, la
Conoscenza una cantilena ipnotica, la mente un surrogato sintetico di microchips neuronali.
E intanto una elefantessa gravida viene barbaramente uccisa dal trucco perverso di un humus di multiforme
ingegno. Cosa c’entra Odisseo, direte voi e soprattutto, con tutti i problemi del mondo cosa può importare a
chicchessia di un seppur crudele atto vandalico nei confronti di un animale?
Il punto è proprio questo: stiamo uccidendo L’ANIMA DEL MONDO, attenzione, non ho detto di questo
mondo ma del mondo. Vedete, gli animali sono le vere anime libere di questo pianeta, noi non lo siamo,
pensiamo di esserlo, desideriamo esserlo ma in realtà il piano materiale che abbiamo scelto di vivere ci rende
prigionieri di noi stessi, cercando disperatamente una immortalità attraverso riti e rituali e ritualoidi sovvertiti
di sulfureo sacrificio che mirano al possesso della materia, al potere sulla materia. L’inganno allucinatorio è
che non ci rendiamo conto minimamente che la materia è un mezzo e non il fine e nel nostro cieco, cainico,
vigliacco uccidere anime, sublimiamo i nostri comodi bisogni, i nostri irrealizzabili desideri, la nostra totale
mancanza di coraggio nell’intraprendere il difficile, ostico e pieno di prove, cammino dell’Elevazione
Spirituale, rimanendo invischiati nella spirale senza fine di un imbecille relativismo che ci preclude la strada
dell’Eternità.
I Pellerossa ringraziavano i bisonti uccisi e pregavano Manitoù che la caccia fosse sufficiente per tutta la
stagione. Perché loro conoscevano il dono dell’Energia Sottile racchiusa in ogni essere e ne facevano tesoro
per mezzo del Pasto Sacro Rituale…
Omero, iniziato ai Misteri della Tradizione Primordiale Pelasgica, ha descritto perfettamente il tormento
inestinguibile di Ulisse, proptotipo moderno della “cerca senza fine”, dell’imbecillità umana nell’ostinarsi a
cercare una fine, pur avendola trovata, perdendo in continuazione quel Centro di Ritorno, qui sì, in eterno
vagare in prometeico inferno. Vorrei dare una notizia a tutti i coglioni che hanno fatto entrare l’icona di un
dio infero nella Rocca di Ilio e a tutti i cainiti assassini “intoccabili”: neanche la Morte è esente da sé stessa.
Fausto Chiriatti, ovvero l’Alchimista, ovvero il Doctor Strange della metafisica reale, con il gladio di Marco
Aurelio nella destra e una tromba di Gerico nella sinistra.
Ciao grande Avv.
                                                                                                                 Fausto Chiriatti
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