La Chiesa blindata - Avv. Domenico Monteleone

Vai ai contenuti
<<Dalla Chiesa in uscita alla Chiesa blindata.
C’è chi prende lucciole per lanterne e chi confonde i lupi con altro>>

02 giugno 2020

A leggere il nucleo della lettera scritta dal vescovo di Roma al clero della diocesi di Roma, Bergolgio - riferito al periodo di lockdown coronavirus - elogia i presbiteri romani per essere stati presenti ed aver accompagnato le loro comunità; riporto testualmente: “Avete visto arrivare il lupo e non siete fuggiti né avete abbandonato il gregge”.
Tralasciando il modo subliminale di esprimersi nei contenuti, nel quale si dissimulano circostanze e situazioni della presunta pandemia, con un linguaggio organizzato ed eterodiretto a giustificare azioni in cui non si comprende cosa aspetti la magistratura a fare chiarezza, desidero focalizzare l’attenzione su un fatto, quello storico. Al fine di stabilire se la verità possa essere considerata ancora un valore, quantomeno oggettivo.
Sarebbe un buon esercizio di memoria ricordare l’inizio dello show della Chiesa by Covid19 ricordando il pasticcio della Chiese chiuse ed aperte nello "scaricabarile" fra il cardinale Angelo De Donatis, vicario per la diocesi di Roma ed il pontefice. Il 12 marzo 2020 con un decreto ad hoc, in linea con le decisioni del governo (quasi anticipandole), si decide che sino al 3 aprile l'accesso a tutte le chiese, non solo quelle parrocchiali, resta interdetto al pubblico. Il giorno dopo (13 marzo) viene emanato un nuovo decreto in cui rimangono chiuse al pubblico le chiese non parrocchiali ma "restano invece aperte quelle parrocchiali", lasciando ai fedeli la responsabilità di attuare le direttive dei Decreti della Presidenza del Consiglio ovvero le distanze di qualche metro gli uni dagli altri...
Il 12 marzo, De Donatis applicava a Roma l'orientamento della Cei che, dopo aver suggerito la sospensione delle Messe aperte al pubblico, invitava - "non perché lo Stato lo imponga ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana" (!?!?) - anche alla chiusura delle chiese: la decisione finale però veniva lasciata ai singoli vescovi diocesani.
Conclusione: i fedeli, oltre ad essere privati della Santa Messa per oltre due mesi, sono stati i primi Cristiani in duemilaventi anni a cui non è stato consentito di celebrare la Pasqua del Signore Gesù Cristo... (Non ci sarebbe altro da aggiungere. Non ci sarebbe nessuna epistole da redigere. Ci sarebbe solo di cospargersi il capo di cenere e vestirsi di sacco implorando la Misericordia di Dio). Molti parroci si sono ritrovati con il cerino acceso in mano, quei pochi che hanno provato a fare il loro “mestiere” sull’altare sono stati gettati vilmente sulla gogna dell'opinione pubblica, sapientemente manovrata dal "giornalista" scientista di turno. Dov'è abbondato lo smarrimento è gravemente mancata l'indignazione dei Vescovi porporati, la grande assente!
Sembra fantascienza il ricordo della vera Chiesa in uscita nei "veri" tempi di pestilenza, quanta nostalgia delle figure autentiche e fedeli come San Rocco, Santa Caterina da Siena e tanti altri autentici testimoni del Vangelo, incisivi verso le autorità ecclesiastiche che non avrebbero mai potuto rinunciare alla loro missione. La Chiesa della prima linea sul fronte della penitenza e della carità attiva. Come non ricordare San Carlo Borromeo, che si oppose ai magistrati della città che avrebbero voluto proibire le processioni e le preghiere collettive dei fedeli. Borromeo si impuntò ed al centro della città, nel pieno della peste, si svolsero tre grandi processioni in tre giorni diversi. Il cardinale e arcivescovo della città di Milano le guidò a piedi scalzi. Questo è il modo di comportarsi dei pastori nei momenti drammatici della storia!
Come sentirsi fieri per una lettera di encomio del Pontefice per il merito di aver acceso una webcam? Come non provare vergogna verso tutti gli agonizzanti lasciati morire senza il Santo viatico e conforto nell'ultima ora di vita; verso i peccatori soli, nella notte della coscienza, privati del Sacramento della riconciliazione; verso le famiglie abbandonate nella disperazione della desolazione in bilico fra paura e depressione?
Sostenere che i pastori non hanno abbandonato il gregge è un falso storico, forse se non sono fuggiti è stato anche a motivo del lockdown..., ma sicuramente si sono barricati dietro mura di egoismi, fra crepe di confusione e crisi di fede. Nelle situazioni di emergenza sanitaria il ruolo dei sacerdoti è equivalente a quello dei medici. I sacerdoti dovrebbero svolgere sul piano spirituale e morale quello che i medici svolgono sul piano sanitario. I sacerdoti per la cura delle anime, i medici per la cura dei corpi. I consacrati devono essere a disposizione della comunità. Gli ospedali devono essere aperti, certo, ma anche le chiese. La "Chiesa in uscita" si è dimostrata essere solo lo slogan di una "Chiesa disertrice", che tutt'al più compiace la coscienza comune anestetizzandola, attraverso la Caritas, con qualche migliaio di euro in strampalate donazioni o consolando i ventri laici nelle distribuzioni di viveri, svilendo l'Amore per la Carità nella pratica aconfessionale di una comune Ong.
Verrebbe da chiedersi: "Nel 2020 è così difficile per la Chiesa rispondere a Dio?" La risposta, serena e luminosa, si potrebbe riscontare in un passo de "L'Evangelo come mi è stato rivelato" della mistica cattolica Maria Valtorta, dove nel I Volume al capitolo 49 si legge del primo incontro di Gesù con Pietro, quando, dietro alla presa di coscienza del futuro discepolo di non possedere requisiti idonei per seguire il Messia, si legge che Gesù gli risponde: "Dio da te vuole quello che dice Michea (Michea 6, 8). Non ti chiede di strapparti il cuore, né di sacrificare gli affetti più santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma Egli attende che un sole e una rugiada, di te, filo di erba, abbiano fatto palma robusta e gloriosa. Per ora Egli ti chiede questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni cura nel seguire il tuo Dio. Sforzati a fare questo, e, il passato di Simone sarà cancellato e tu diverrai l'uomo nuovo, l'amico di Dio e del suo Cristo. Non più Simone. Ma Cefa. Pietra sicura a cui mi appoggio».
Sulla base di questo scritto, ogni singolo sacerdote dovrebbe porsi in umiltà questa domanda introspettiva: "durante il periodo del coronavirus (ed anche adesso con le limitazioni ed i discutibili protocolli profani), ho praticato giustizia? Ho amato la misericordia? Ho messo ogni cura nel seguire Dio?"
Un aiuto nel discernimento potrebbe arrivare anche dall'esempio contemporaneo di un altro sacerdote, Padre Andrés Esteban López (riportato da alcune cronache) che a forza di insistere ed insistere è riuscito ad invertire il parere negativo delle autorità sanitarie e quello dei dirigenti dell’Hospital General di Città del Messico (il nosocomio più grande dell’America Latina) e dopo aver bussato alle porte per quasi un mese ha finalmente ottenuto il permesso di pregare personalmente con i malati in condizioni critiche.

A Gesù per Maria                                                                                                    Emanuele Costanzo
Torna ai contenuti